Prime ore a New Delhi

Dopo otto ore di volo su un boeing 777 dotato di ogni comfort, arrivi comunque inevitabilmente distrutto. Il pilota ed i piccoli monitor posti sul retro di ogni sedile ci informano che la temperatura esterna è di ventisei gradi, l’eccitazione è molta. Dopo i racconti di chi ci è già stato, dopo le ricerche fatte da casa sai, bene o male, che cosa ti aspetta, ma fino a che non metti il naso fuori dall’aereo non realizzi veramente che cosa tutto questo significhi.

Alessandro e Kinzica in partenza 100days

Nonostante non vi siano nuvole, l’aria è ricoperta da una nebbia che rende il cielo grigiastro: è lo smog misto a polvere che ti entra prepotentemente nelle narici e ti irrita gli occhi. Percepisci una sensazione strana che subito ti riporta alla mente ogni volta che hai utilizzato l’auto per fare cento metri, facendoti sentire veramente in colpa.

Traffic jam india smog

Sbrigate le pratiche aeroportuali arriva il primo vero impatto con New Delhi. Mentre attendiamo il nostro autista per farci portare all’hotel che abbiamo prenotato (Saar Inn), tutti sembrano guardarti come se tu fossi il loro peggior nemico, tu li guardi un po’ impaurito ed un po’ colpevole. Loro si avvicinano, l’ansia sale e non appena aprono bocca scopri che sono tutti cordiali e sorridenti, ma cercano ovviamente di venderti un passaggio in centro, se rifiuti salutano tranquillamente e passano al prossimo turista.

donna indiana

Il secondo scoglio da superare dopo l’apparente ostilità degli indiani, che continua a turbarti anche se sai che in realtà poi si fanno in quattro per te, è il traffico. Dopo cinque minuti da passeggero la prendi a ridere per non piangere. Sembra che non ci siano regole: c’è chi va a piedi, chi si muove con il risciò, chi a cavallo, chi in auto, chi in moto e chi con l’Ape (che qui si chiama Tuk Tuk), ma sono tutti in mezzo alla strada, effettuando con estrema naturalezza manovre che da noi costerebbero almeno 20 punti sulla patente.

Tuk Tuk India Delhi

Una giornata di guida a New Delhi spingerebbe a gesti estremi anche il più navigato tassista romano. L’unico meccanismo regolatore sembra essere il clacson, che va suonato sia per avvertire gli altri che stai cambiando corsia o direzione, sia per stimolare una manovra di chi sta davanti, spesso viene anche utilizzato per affermare la propria presenza, un po’ come a dire “io esisto” ed un po’ per dire “io c’ero”. Ovviamente gli attori di questo folle fiume che percorre le strade di New Delhi si capiscono alla perfezione, mentre tu ancora non credi di essere vivo!

traffico india

Arrivare preparati è fondamentale, quello che ti aspetti è quello che poi vedi nella realtà. Sicuramente sconvolge lo stesso, ma non atterrisce. Sai che vedrai parcheggiate automobili da un centinaio di migliaio di euro di fronte a baracche in lamiera che in cortile avranno parcheggiato al massimo un paio di capre. Sai che troverai un centro Vodafone allestito esattamente come i nostri, pieno di luci e di iPhone, e poco più in là incontrerai dei bambini a piedi nudi e con addosso due stracci sporchi mentre giocano nelle polvere, a pochi centimetri da una grande strada trafficata.

Farmacia india

Sai che una strada in perfette condizioni sfocia inevitabilmente in un manto di macerie pressate. Sai anche che di fronte ad un ristorante in stile europeo c’è il negozietto di dieci metri quadri che vende ogni sorta di verdura da passeggio, esposta sotto un tappeto di moscerini e sabbia… se non lo sai ti chiudi in albergo sperando che sia solo un brutto sogno. Documentarsi prima di metterci piede è stato sicuramente un punto di forza, aiuta a comprendere questa terra per come si propone.

scooter india delhi

Anche chi ci vive sostiene che questa terra si odia o si ama. Non sappiamo ancora se l’amiamo, ma di certo non riusciamo ad odiarla. Anzi, ci incuriosisce a tal punto da non vedere l’ora di scoprirne le ricchezze culturali e naturali.

Commenti

  1. Pingback: Rajasthan tour | 100days

  2. Maria

    Che belle le foto che avete fatto!!!
    Sono d’accordissimo con quello che dite: in India si trovano gli opposti fianco a fianco, ed è importante essere preparati perché qulle possa esseree davvero un viaggio e non trasformarsi in un incubo, e ti assicuro che quando finisci in un paesino nella foresta, senza luce, elettricità né acqua corrente potabile, il rischio c’è!
    Per esperienza personale posso dire che un buon albergo in cui alloggiare, per un viaggio in India riuscito, è fondamentale; e credo che fino al ritorno in Italia non si possa apprezzare davvero l’India.

  3. WYW

    Rileggendo questo post mi sembra di riascoltare il racconto di Kinzica di Domenica scorsa.
    è proprio l’impatto iniziale che generalmente ti scombussola e ti lascia spiazzato.
    In un luogo del genere sinceramente non ho idea di come ci si possa sentire ma è una sensazione che non vedo l’ora di provare.
    Le parole le lette e ascoltate hanno generato una sorta di pulce nell’orecchio che non vediamo l’ora di toglierci.

    Andrea

    1. Autore
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      100days

      Ciao Andrea! Manca pochissimo, non vedo l’ora di leggere la vostra esperienza. Alla fine l’India si plasma su ogni viaggiatore con sfumature personalissime. Se riuscite passate da Goa o andate nel Kerala etc… lì vedrete un’altra India 🙂

    1. Autore
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      100days

      Crepi 🙂 Per me gli odori sono stati meno invadenti e decisivi di quanto avessi immaginato prima di partire, anche se a Delhi non riuscivamo proprio a respirare 🙂

  4. Valentina

    Molte sensazioni simili a quelle che ho provato…
    So di persone che han odiato L’india. A primo impatto è un paese incomprensibile e credo che chi voglia fare una semplice vacanza rimarrà deluso perché è talmente caotica che non capisci nemmeno dove sei realmente. Io però so dell’idea che bisogna dare il tempo ad ogni paese per presentarsi…non la capirò mai fino in fondo..ci sono delle contraddizioni che fatico a capire (riguardanti sopratutto alcune regole delle loro religioni e alcuni usi un po’ troppo retrogradi) e allo stesso tempo ci sono aspetti che amo profondamente. In ogni caso, non può lasciare indifferenti un viaggio così. E credo che il vostro titolo “chi viaggia senza incontrare l’altro non viaggia si sposta” sia bellissimo e strettamente connesso al vostro stupendo viaggio in questo paese 🙂

    1. Autore
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      100days

      Grazie mille Valentina! Certamente è un viaggio che ti smuove, che ti conquista o che ti fa arrabbiare (gli sprechi, la povertà, la sporcizia), che ti lascia perplesso o che ti coinvolge. Io sono dell’idea che chiunque abbia il pallino dell’India come ce l’avevo io deve assolutamente lanciarsi, meglio se completamente da solo (senza organizzazioni o tour operator) perché solo a quel punto ci si scontra con l’India vera e non quella immaginata e stereotipata. Solo allora si viene a patto con se stessi, scoprendo affinità o discrepanze assolute con questo paese. Io sono tornata un po’ delusa, dimensionata… ma ne è valsa la pena, vale sempre la pena approfondire alla ricerca della propria verità. Detto questo tornerei a Goa mille volte, anzi credo proprio che ci vivrei!

    1. Autore
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      100days

      Ciao Silvia! Siamo contenti che questo post ti abbia affascinato e speriamo di fare anche meglio nei prossimi. Qui si tocca con mano una realtà parallela rispetto a quella nostra, sopratutto del centro e del nord. Per tanti aspetti sembra che conviva il medioevo con gli anni 2000 e certamente questo lascia un po’ confusi e turbati!

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