Meknes, tra gloria e decadenza

L’aggettivo giusto per questa città imperiale è “verde”: si trova in una zona molto fertile ai piedi del Medio Atlante, coltivata a vigne ed oliveti, caratteristica che ne fa il centro dell’industria del vino del Marocco. La storia di Meknes è fatta di momenti di gloria alternati a momenti di decadenza. Nel XVII secolo, il crudele sultano Moulay Ismail è stato un po’ il Re Mida: durante il suo regno furono costruiti palazzi, moschee, giardini, vasche, scuderie, ma non riuscì a portare a termine l’infinita cinta muraria lunga 25 km.

Bab el Mansour

Il fulcro di Meknes, spartiacque tra la cittadella imperiale e la medina, è Place el Hedim, la sorella minore della fiabesca Djemaa el Fnaa di Marrakech, ritrovo di artisti di strada e cantastorie che qui si esibiscono più per i marocchini che per i turisti. Alla zona imperiale si accede dalla porticina accanto a Bab Mansour, la più grande di tutte le porte imperiali del Marocco (non a caso il suo nome significa “porta del vincitore”). Nella cittadella si trova il Koubbat as Sufara, una grande spianata, il campo di parata dove il sultano ispezionava le cattivissime Guardie Nere, e il monumento più interessante di Meknes, il Mausoleo di Moulay Ismail, l’unico in Marocco ad essere accessibile ai non musulmani. Una serie di cortili molto sobri conducono alla camera funeraria, che in contrasto è sontuosamente decorata. Ricordatevi che il venerdì l’accesso è consentito solo ai musulmani, che vengono da tutto il Paese per venerare la tomba.

Grand Mosque Azrou

Meknes mi ha sorpresa perché è piacevolmente modesta, meno caotica e turistica rispetto alla vicina Fès, dalla quale è inevitabilmente offuscata: da noi si direbbe “una città di provincia”. Voltiamo le spalle a Bab Mansour ed entriamo nella medina, “a misura d’uomo” rispetto a quella di Fès, ma ugualmente ricca di moschee e madrasa di interesse artistico, come la Grande Moschea e la madrasa Bou Inania. I souq sono più piccoli e ariosi, i seccatori quasi inesistenti, le persone più gentili e si limitano ad osservarti con curiosità… escluso il primo tassista che ci ha portato dalla stazione a Bab Mansour: senza tassametro, ci ha chiesto il quintuplo di quella che poi si è rivelata essere la tariffa corretta!

Meknes, vita nella Medina

Nella medina incontriamo vecchini che su un unico carretto vendono frutta, verdura e polli, bambini che giocano a calcio, signore in pigiama che vanno a fare compere al mercato, uomini che puliscono il pesce nelle fontane pubbliche sotto lo sguardo affamato di gatti scheletrici.

Cosa vedere nei dintorni di Meknes:

Volubilis (30 km da Meknes): è il sito archeologico romano più grande del Marocco, patrimonio dell’UNESCO. Anche se l’incuria la fa da padrona, le rovine sono ben conservate, in particolar modo i pavimenti di quelle che dovevano essere case patrizie sono rivestiti di bellissimi mosaici policromi che raffigurano Orfeo, Dioniso, Ercole e Venere.

Moulay Idriss (4,5 km da Volubilis, in taxi o con una passeggiata di 40 minuti): bianca come la calce, alle pendici di una collina che domina Volubilis, questa cittadina è una delle mete di pellegrinaggio più importanti per i musulmani. Qui è seppellito il Re Moulay Idriss I e tra agosto e settembre si svolge un fantastico moussem (festa), a suon di balli, canti e mercati.

Volubilis e Moulay Idriss sono facilmente raggiungibili da Meknes con un taxi dalla stazione dei treni e da Bab Mansour: consiglio di prenotarne uno andata e ritorno che vi riporti in città.

Commenti

  1. Benedetta

    Ciao Paola, il Marocco è veramente una terra bellissima che racchiude arte, storia, cultura, natura, insomma tutto quello che si può desiderare in un viaggio dei 5 sensi!

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