Dopo sei ore di volo siamo finalmente a Nairobi, qui sono le nove del mattino. Non perdo l’occasione di ricordare a Kinzica quanto qui il cielo sia limpido a differenza di quello di New Delhi, quanto il personale aeroportuale sia più gentile, quanto i bagni siano più puliti… insomma, quanto il paese dei miei sogni si presenti davvero come un sogno! Sbrigata la pratica “visto”, ovvero la registrazione di tutte e dieci le impronte digitali e cinquanta dollari a testa di pagamento, ci dirigiamo all’esterno dell’aeroporto dove fermiamo un taxi per farci portare alla stazione ferroviaria. Alle 19 infatti prenderemo il treno per Mombasa, quindi abbiamo preferito fare prima tappa qui, in modo provare a lasciare gli zaini nel deposito della stazione. Non abbiamo avuto nessun problema e con qualche scellino kenyota abbiamo potuto lasciare i bagagli ingombranti e andare alla scoperta della città.
Il centro di Nairobi è veramente molto moderno e sembra di trovarsi in una cittadina americana. Oggi in giro c’è poca gente, è il 2 gennaio e molte attività sono chiuse, quindi riusciamo a goderci in tranquillità una delle città più abitate di tutta l’Africa. Prima di giungere qui abbiamo ricevuto un sacco di raccomandazioni, sembra infatti che il tasso di criminalità sia molto alto e che i turisti siano un bersaglio molto facile, a differenza dell’India dove in due mesi non ci siamo mai sentiti insicuri. Mentre parliamo proprio di questo, un signore anziano si avvicina e ci saluta, si presenta ed inizia a conversare piacevolmente, sono troppo euforico per non dargli spago ed in men che non si dica, si offre per accompagnarci ad un internet point.
Durante la passeggiata capiamo che l’anziano signore si sta prodigando troppo per noi, Kinzica già pregusta il momento in cui chiederà la mancia, solo per rinfacciarmi che tutto il mondo è paese: tale India, tale Kenya! Per fortuna (o per sfortuna…) un giovane ci nota e ci chiede cosa stiamo cercando. Gli diciamo che ci serve un internet point e lui guarda caso lavora proprio in un internet cafè… ormai non credo più alle coincidenze, ma almeno il giovane riesce a liberarci dall’anziano ed a ritardare il momento della richiesta di eventuale mancia o contrappasso. Giunti all’internet cafè scopriamo che in realtà lavora per un agenzia di safari, e quindi si offre di ritornare più tardi per condurci alla sua agenzia. Passata un’ora lo troviamo fuori ad aspettare e quindi decidiamo di dargli soddisfazione… raggiungiamo l’agenzia e ci facciamo dire tutte le loro proposte, ma riusciamo a declinare le offerte e a liberarci del ragazzo nel giro di pochi minuti. Non sono più così entusiasta come all’arrivo, ma almeno non ci ha chiesto la mancia!
Durante la nostra passeggiata siamo stati fermati da altre due persone che intendevano offrirci un safari. Mentre parlavo con loro una signora con i figli piccoli ha attirato l’attenzione di Kinzica e, in disparte, le ha chiesto se conoscevamo bene quei due signori, perché spesso i turisti sono vittime di rapine proprio con la scusa di essere portati in agenzia. Ci siamo quindi liberati di loro immediatamente, ma l’episodio ci ha colpito: se addirittura una sconosciuta si avvicina per metterci in guardia, significa davvero che bisogna prestare molta attenzione.
La giornata è ancora lunga e tra tutti i luoghi di interesse che offre Nairobi decidiamo di visitare il Giraffe Center, un’organizzazione non governativa senza scopo di lucro, nata nel 1979 per volontà di Betty e Jock Leslie-Melville. La fondazione si occupa della salvaguardia di una specie di giraffe, la Rothschild, a rischio estinzione a seguito della riduzione del suo habitat naturale, causato della continua espansione dei territori agricoli. Per raggiungerlo abbiamo deciso di affidarci ad un bus locale, qui si chiamano “matatu” ed il nostro era il numero 24 con partenza da Kenyatta Ave. Abbiamo speso poco più di un euro per circa trenta minuti di viaggio, ma la fermata di arrivo si trova a circa un chilometro dal Giraffe Centre e nonostante lo splendido paesaggio, dopo duecento metri sotto il sole cocente già rimpiangiamo l’Italico inverno!
L’ingresso per i non residenti costa circa sette euro, non sono pochi ma almeno finiscono in buone mani. Il prezzo del biglietto aiuterà la fondazione ad organizzare visite educative per i bambini kenioti che non possono permettersele. Il centro è piccolissimo, dispone di un bar e di un negozio di souvenir, di fronte ai quali si trova la vera attrazione, ovvero una torretta dalla quale è possibile offrire cibo alle giraffe! Sulla scala un addetto raziona il mangime per ogni turista, ricordando ad ognuno di darlo al quadrupede un poco per volta… frase che ovviamente non avevo udito, essendo rapito dal muso di Lola (è il nome della giraffa) che faceva capolino.
L’esperienza è davvero unica, non credo ci siano molti posti nei quali è possibile accarezzare una giraffa, ma soprattutto, dopo tre safari in India, finalmente riusciamo a vedere un animale a distanza ravvicinata che supera i 100kg di peso!
Tutti i turisti sembravano contenti, noi ovviamente stavamo camminando sulle nuvole, ma alcuni bambini in realtà erano per lo più spaventati dalla lunga lingua della giraffa!
Dopo un giro all’interno della torretta, che ospita il percorso educativo per i più piccoli, l’adrenalina e la dopamina nel corpo di Kinzica hanno ormai superato la soglia… è febbre da shopping! Ci dirigiamo dunque al negozio di souvenir, dal quale usciamo con cucchiai di legno decorati con animali africani ed una “magnifica” tazza da colazione (o almeno così dice lei!).
Al ritorno il nostro bus non si decideva a passare, abbiamo così optato per un piccolo furgoncino, anch’esso chiamato matatu, ma gestito da privati. Ce ne sono a migliaia per le strade keniote e vi assicuro che sono davvero divertenti. Sul nostro si ascoltava musica reggae ed era decisamente più ventilato del bus di linea dell’andata. Il problema è che effettuano tratte più brevi e quindi abbiamo dovuto cambiarne due, spendendo un poco di più, ma il divertimento vale il prezzo del biglietto!
Giunti di nuovo nel centro di Nairobi ci siamo diretti verso la stazione ferroviaria per attendere il treno che ci porterà a Mombasa. Lungo la strada ci siamo fermati in un supermercato, il nostro viaggio durerà più di 12 ore e nonostante la cena e la colazione siano inclusi, non vogliamo correre rischi… lo so, la scusa non regge. Nei prossimi giorni vi racconteremo l’avventura sull’unica linea ferroviaria in Kenya e l’arrivo sulla costa, il viaggio continua!















Commenti
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Leggendolo sono stato in viaggio con voi 🙂 ottimo come sempre!!
del Post
Ciao Angelo! Grazie mille, il viaggio in Kenya è ancora tutto da raccontare! Alle prossime 😉
Lo ammetto..ho provato un pochino di invidia leggendo questo articolo..bravi comunque 🙂
del Post
;D grazie bill! Non sai che emozione, però in tre mesi non siamo riusciti ad accarezzare un elefante! Quello ancora ci manca…