
Nonostante questa inconscia vocazione per i viaggi, fino alla quinta superiore aveva sempre pensato che rimanere a Pisa tutta la vita sarebbe stato più che perfetto per lei. Mentre tutti suoi amici reclamavano a gran voce che a diciotto anni sarebbero andati via di casa per esplorare il mondo lei dichiarava che Pisa era a misura d’uomo: né troppo dispersiva come una metropoli né troppo stretta come un paesino.Le superiori furono una lotta per la sufficienza e per la sopravvivenza interiore in un percorso di poca autostima e forse rassegnazione alla mediocrità. Fortunatamente però la realtà non corrisponde alla propria visione di essa e quasi inaspettatamente (forse più per se stessa), appena ottenuto per un soffio, il pezzo di carta che la dichiarava diplomata al Liceo Scientifico, ha deciso di partire alla volta del Canada per tre mesi o forse un anno. Il 2004 rivelò l’esistenza di un’altra Kinzica, quella che credeva in se stessa, che poteva avere passione per lo studio e non aveva nessuna intenzione di rimanere rinchiusa nella piccola Pisa. Con le idee più chiare ed una nuova energia ritornò a Pisa per iscriversi alla triennale di Comunicazione Pubblica, Sociale e d’Impresa a cui seguì la Specialistica in Sistemi e Progetti di Comunicazione. Il giorno in cui si iscrisse promise a se stessa che al termine dei cinque anni d’università avrebbe esaudito uno dei suoi più grandi sogni fin dalla seconda media: visitare l’India. Nel frattempo lavora part-time in una gelateria del centro e coltiva i suoi innumerevoli hobby: equitazione, fotografia, enologia, volontariato in eventi culturali, danza Raqs Sharqui, Yoga Tibetano, Scuola estiva di media, frequenti viaggi in tutta Europa low budget, diventa membro Hospitality.
Alle porte dell’autunno 2009 incontra Alessandro, un ragazzo che per lei rappresenta l’eccezione, un diamante nascosto la cui inesauribile forza di spirito diventa fonte ispiratrice per non mollare, mai. Nonostante i mille interessi e un decrescente entusiasmo per gli sbocchi lavorativi conclude il proprio percorso universitario il 7 giugno 2011: rispettando i tempi e ottenendo il massimo dei voti.
La fine di una stagione e l’inizio di un’altra. Nessuna certezza, nessuna stabilità e scarse possibilità lavorative in una vecchia Italia che non offre molto ai propri giovani laureati. Quale momento migliore per poter inseguire il proprio sogno? Nessuno. Ed ecco che prendono forma i 100 giorni, il viaggio. L’idea di unire le proprie capacità professionali creando un blog che narri i 100 giorni di viaggio e quelli precedenti alla partenza nasce dalla reciproca necessità di ottenere il massimo dalle proprie scelte di vita, sfruttando al meglio la propria complementarietà a livello personale e professionale.

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Alessandro Olivieri è ha ventinove anni nato è a Pesaro ed è cresciuto a Marina di Pisa, ad un passo dal mare. È stato considerato un bambino brillante prima e un adolescente irrequieto dopo, certamente da sempre poco propenso a subire ritmi e percorsi di crescita standardizzati.
Ha frequentato l’Istituto tecnico industriale con indirizzo informatico a Livorno, città di giovani spensierati e di Libeccio. D’estate ha sempre lavorato nelle attività stagionali per potersi finanziare autonomamente le vacanze e le proprie passioni: prima fra tutte quella della musica. Tra un accordo e l’altro si è trovato a dover decidere se continuare o meno gli studi. Non ha voluto puntare sulla naturale predisposizione all’informatica e a ventuno anni ha deciso di aprire un bar invece di dare esami ed andare in Erasmus. L’obiettivo era aprire una attività e tenerla giusto il tempo per mette
re da parte i soldi necessari per partire: gli occhi puntati a Sud verso il continente africano. Purtroppo non sempre i propri piani funzionano e sette anni di rinunce dietro a un bancone non hanno portato i frutti sperati. Con un pesante carico di rassegnazione sulle spalle, per andare avanti si è sempre fatto forza pensando alla varietà umana incontrata tra un ristretto e tanti, troppi campari e gin. In fondo qualsiasi esperienza, anche quelle che ci consumano e ci distruggono, ci donano un bagaglio di conoscenze a noi prima celate. In tutti questi anni però ha cercato di coltivare la propria anima cangiante e la propria flessibilità mentale. Suona, prosegue con lo studio autonomo di linguaggi informatici, scrive oroscopi per un importante editore, conduce un programma radiofonico di informazione, si diletta in lavori di muratura, falegnameria. Aggiusta. Costruisce. Ripara. Crea. La sua curiosità non ha mai fine, è la sua linfa vitale.
Alla fine dell’estate 2009 incontra Kinzica, un porto sicuro che oltre alla stabilità gli dona tanta forza per inseguire di nuovo i propri sogni, con lei inizia prima un viaggio interiore fatto di speranza e tanta voglia di esplorare. Dopo un periodo faticoso il 6 giugno 2011 Alessandro è riuscito a vendere quell’attività che doveva essere il passaporto per l’Africa e invece si era tramutato in una prigione.
La fine di una stagione e l’inizio di un’altra. Nessuna certezza, nessuna stabilità e poche possibilità lavorative. Quale momento migliore per poter inseguire il proprio sogno? Nessuno. Ed ecco che prendono forma i 100 giorni, il viaggio reale. L’idea di unire le proprie capacità professionali creando un blog che narri i 100 giorni di viaggio e quelli precedenti alla partenza nasce dalla necessità di ottenere il massimo da ogni scelta di vita, unendo vita personale, capacità professionali e entusiasmi.